LA CASA CHE RESPIRA

LA CASA CHE RESPIRA

 

Agli inizi degli anni duemila, per i casi della vita, conobbi Aristide Viero, geobiologo e radiestesista, in occasione di una conferenza. Compresi poco, ma incominciai ad intuire che la composizione architettonica, la progettazione architettonica ed urbana, l’arte dei giardini non erano estranee a componenti invisibili che i più sensibili e/o i più allenati percepiscono con chiarezza assoluta. Trascorsero alcuni anni. I rudimenti in materia, appresi in occasione di altre conferenze sull’invisibile, stentarono ad essere elaborati da me ed adattati al pensare-fare architettonico, considerandoli temi riservati a certi addetti ai lavori.

Eppure la geobiologia pare disciplina concreta; la cosiddetta scala bovis, biometro ideato ed attuato dall’ingegner André Bovis ( 1871-1947 ) e perfezionato alla fine degli anni ’40 dall’ingegner André Simoneton, era l’unico anello di collegamento con gli ambiti politecnici. Un giorno, per curiosità, provai ad usare tale scala nella convinzione che non sarei approdata ad alcun risultato; invece, con mio grande stupore, imparai a leggere istintivamente i valori di ciò che mi interessava sapere.

Probabilmente molte persone, considerate normali come me, potrebbero usare tale semplice strumento, il cui unico svantaggio è quello di non poter riconoscere la scientificità come comunemente intesa, a meno di non coinvolgere il concetto di poter sentire frequenze usando il nostro corpo come tramite.

Tra i primi ricordi d’infanzia, ho quello di aver avvertito forte disagio nel passare sotto i cavi dell’alta tensione durante gite in montagna. Ora ho colto il perché.

Quando cercavo casa negli anni ’70 visitai un appartamento le cui pareti di bordo prevalentemente metalliche mi crearono forti disagi, tuttora fonte di incubi notturni.

Fui invitata a visitare il complesso residenziale 25 verde, la cui struttura portante di bordo, in acciaio corten, accoglie un giardino verticale meraviglioso; ma ad un certo punto il malessere fu tale che chiesi scusa e mi rifugiai nella mio modesto appartamento in una costruzione degli anni ’30 situata nei pressi, con muratura di bordo portante.

In una sala d’attesa dell’Ospedale Molinette Città della salute e della scienza di Torino, avvertii un grande disagio e per curiosità rilevai i bovis nella sedia assegnatami. Trovai valori bassissimi e mi voltai. Alle mie spalle c’era un enorme cavedio riservato agli impianti.

Aveva dunque ragione Aristide Viero a raccontare gli effetti nocivi di onde elettromagnetiche, di edifici paragonabili a gabbie di Faraday, di presenze occulte di vene d’acqua ed altro, con conseguenti risultati di frequenze troppo basse dannose alla salute dell’uomo, in specie se in zone dell’abitazione e in altri luoghi dove si staziona per molto tempo.

E fu così che un giorno mi ritrovai deliberatamente a telefonare a Viero, per invitarlo ad un incontro   al Politecnico.

Continuavo ad approfondire un percorso insinuatosi poco alla volta, che comportava riflessioni disciplinari, intrecciandosi con altre esperienze concrete. Ulteriori incontri con Aristide Viero e un altro geobiologo Angelo Bodo, lezioni su invito con domande mirate, il dibattito costante, mi avevano aperto una via, un modo diverso di approcciarsi al progetto, ai contesti, alle costruzioni, ai giardini, ai materiali, alle specie botaniche. Ora chiedo consulenze ad esperti, quando serve, ma non trascuro di allenarmi, sia pur per quanto mi è possibile, su quelle ‘Facoltà elettromagnetiche scoperte in me stesso’ di cui parla Carlo Amoretti con grande cautela e competenza, in Della Raddomanzia, ossia elettrometria animale. Ricerche fisiche e storiche. Milano, MDCCCVIII.

Vorrei ricordare che gli edifici importanti del passato rispettavano le più elementari regole compositive del confort abitativo. Il pozzo, elemento essenziale dell’abitazione, ma di per sé connesso con risorse acquifere sotterranee, era sempre situato in un luogo dove si soggiornava poco – la sala delle feste nelle antiche dimore – riservando alle camere da letto le zone non geopatiche.

Purtroppo, con il trascorrere degli anni, queste attenzioni non furono più considerate nella prassi della composizione/progettazione.

Mi occupai per molti anni degli ambiti fluviali, affascinata da temi paesaggistici di grande respiro con l’ambizione di prospettare nuove soluzioni per il recupero e rinnovamento di luoghi a criticità diffuse.

Ogni ricerca ebbe un senso compiuto sia pur con inevitabili valenze rimaste aperte, ma ora il sistema acquifero sotterraneo ed occulto, comprese le anse dei fiumi , sono tra le mie principali attenzioni.

Non è raro infatti trovare costruzioni situate su letti apparentemente prosciugati di antichi torrenti, che però conservano memorie d’acqua, presentando geopatie, ecc.

Purtroppo non pare risolutivo investire risorse nel rilevare i sistemi fluviali sotterranei, per una più consapevole progettazione urbanistica e urbana, in quanto essi si modificano nel tempo.

Il sottosuolo, quasi sempre ignorato, o distrattamente considerato, andrebbe tuttavia valutato con grande attenzione in ogni fase del progetto.

Abitavo in un appartamento all’altezza di corso Dante a Torino, acquisito senza geopatie finché gli scavi e i lavori nel sottosuolo per costruire la linea metropolitana lungo via Nizza non modificarono l’idrologia sotterranea dei dintorni. Ora l’ appartamento risente di alcune vene d’acqua che, sfortuna vuole, interessano tre posti letto su quattro. Solo un’ accurato lavoro di schermatura da parte di esperti consentì di riportare le zone geopatiche a 6500 bovis, frequenze ritenute buone per l’uomo.

Quanto ai materiali costruttivi in genere, ho verificato personalmente che ognuno di essi ha una propria frequenza. E divertente, oltre che formativo, rilevare le frequenze con l’ausilio della scala bovis e scoprire, per esempio, come ogni legno grezzo possegga valori propri talvolta ottimi, ma è altrettanto sconcertante scoprire che anche il più eccellente di essi può essere inficiato da vernici ad acqua, benché di nuova generazione.

La casa dovrebbe respirare naturalmente se i materiali fossero scelti con cura.

Va pure detto che alcuni di essi andrebbero esclusi a priori.

E quanto sto rilevando con infinita pazienza.

Ritengo che abitazioni, scuole, uffici, ospedali, ecc. esistenti e in fase di progettazione meritino molte riflessioni.

Laura Sasso

Related Posts

No related posts found.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *